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BONZE NERE E FUNK TAMARRO

Il Brasile. I colori accesi che risplendono in tutto il sostrato della vita, con la flora e la fauna autoctone. Le spiagge che si distendono a perdita d’occhio, gli oceani infiniti e pericolosi, un clima che immaginavo mite trecentosessantacinque giorni l’anno. Viaggiare verso. Per sentire il calore e la vitalità di quelle persone con ritmi e pensieri totalmente diversi dai miei.

Dicotomiche situazioni convivono forzatamente con la paura e spesso sotto lo stretto e ingiusto controllo della polizia. Due pesi diversi di una bilancia senza tara. Centri stracolmi di servizi e periferie lasciate alla deriva come Ciudad de Dios, che nasce da processi di gentrificazione e rimozione di una comunità che si trovava nella zona a Sud di Rio. Un tempo era Macedo Sobrino e, per fare spazio alle abitazioni delle élite sociali, hanno dislocato gli abitanti verso il quartiere Jacarepaguá, a un’ora di autobus a ovest..

Una favela è considerata un errore del sistema, qualcosa che non dovrebbe esistere, è un disturbo per lo Stato e il Governo. Non vogliono che fiorisca; la trattano come se non fosse abitata, come se non avessero diritti, mentre per chi la abita è culla, il luogo dove l’uno accoglie l’altro e ci si aiuta. Dove se non si ha zucchero, te ne regalano un bicchiere. È il posto dove si produce arte, dove la cultura arriva nel resto del mondo.

La nazione di ordem e progreso non è stata l'unica dell’America Latina a subire una dittatura nella seconda metà del secolo scorso e a questa si affiancano quelle cilene, argentine e peruviane. L'obiettivo, in una logica di guerra fredda, era di contenere il movimento comunista. Il Brasile, come tutti gli altri paesi dell'America Latina, ad eccezione di Cuba, finì per orbitare intorno alla galassia degli Stati Uniti, con questi ultimi sempre più impauriti che Castro e compagnia bella potessero costituire un esempio per gli altri Paesi. Il periodo che ha segnato la dittatura militare in Brasile, dal 1964 al 1985, ha visto la scomparsa di centinaia di persone, la morte di altrettante e più di trentamila casi di torture perpetrate dagli agenti. Dai rapporti ONU Brasil su povertà, abusi e criminalità emerge che la politica della "guerra alla droga" da parte dello Stato brasiliano è contrassegnata dalla più totale ambiguità, la violenza della polizia e dei militari in Brasile ha una chiara dimensione razziale che si presenta come un genocidio della gioventù nera che consente agli agenti di polizia di criminalizzare individui con un determinato profilo etnico e sociale, Lombroso Style (n.d.a.).

In un Brasile in pieno boom, appena pochi anni fa, nessuno avrebbe scommesso sulla candidatura di Jair Bolsonaro, conservatore e nostalgico del regime militare. Tuttavia dopo la crisi economica, un immenso scandalo di corruzione coinvolge tutti i partiti politici, la messa in stato d’accusa della presidente Dilma Rousseff e l’arresto del suo predecessore, Lula Da Silva, il paese è traumatizzato.

Non è insolito che Bolsonaro attui processi di gentrificazione sine pietas a favore del progresso economico dei soliti pochi. Il popolo dei Quilombola a luglio 2018 si è visto messe all’asta e poi sfruttate le 2.000 aree rurali che li ospitano. In riferimento ai Quilombola, Bolsonaro aveva affermato che sono una comunità inutile, che peseranno al massimo sette mele [...] e non servono nemmeno più a procreare.

Sorge spontaneo chiedermi se gli elettori brasiliani soffrano della Sindrome di Stoccolma. Mi spiego meglio: attraverso la teoria di questa sintomatologia si può dare una spiegazione logica al perché spesso le vittime di abusi e soprusi siano portate a identificarsi con i loro carnefici, sino a provare simpatia e amore per lo stesso. Si tratta di processi psichici attraverso cui, nonostante la possibilità di ricevere supporto, la vittima preferisce vivere sotto l'atmosfera di paura e violenza già conosciuta e quindi rassicurante. La psicologia del populismo afferma che i partiti politici, da sempre, hanno sfruttato i bias cognitivi nella loro comunicazione e propaganda al fine di raccogliere un consenso elettorale che mai avrebbero raggiunto con discorsi tecnici e assolutamente razionali. Questa tendenza è chiamata “narrazione” e a volte distorce la realtà ad uso e consumo del suo narratore. Se questa trova sponda nei desideri, nelle paure, nelle invidie o nelle necessità di alcuni, loro finiscono per farla propria e rafforzarla utilizzando il bias da conferma; quest’ultimo porta l’individuo a cercare fatti, notizie e dati che piacciono, ignorando le idee preesistenti, fatti o numeri concreti.

Non tutti però. C’è chi da decenni si oppone e macchia la città con le verità degli schiacciati.

In Brasile non sono solo le strade rumorose, l'estrema disuguaglianza socio-economica, gli edifici abbandonati e i tossicodipendenti che vagano nella famigerata Cracolandia a fornirlo dei suoi bordi ruvidi. La descrizione prosegue anche in ciò che c'è scritto sui muri, con tratti spigolosi, principalmente neri. Lo stile si chiama pixação (pichar in portoghese significa coprire di catrame), è emerso per la prima volta a San Paolo negli anni '80. In quel periodo il Paese stava subendo una graduale transizione verso la democrazia, ma questa non era l'unica cosa che si respirava. Nell’aria c’era anche l'heavy metal e i giovani paulisti erano attratti dalle copertine dei loro album. in particolare dal carattere tipografico di ispirazione runica che queste band usavano.

Fare pixação si distingue in due sue varianti. Nella sua forma più elementare, il rolê de chão, gli obiettivi sono i muri e il rischio è relativamente basso; l’altra forma più estrema, invece, è la janela de prédio (finestra dell'edificio), per la quale il successo si misura in termini di altezza. A parte la fama, la visibilità e l'adrenalina, la motivazione più importante per i pixadores è la rabbia - principalmente diretta contro la città. A differenza dei graffiti (che molti pixadores rifiutano in quanto troppo commerciali e inseriti in un progetto di abbellimento), la pixação cerca di degradare positivamente l'ambiente urbano. Sentono un senso di ingiustizia sociale intrinsecamente connesso con il modello di urbanizzazione irregolare iniziato negli anni '40 e che continua ancora oggi. Ma mentre tali progetti di rinnovamento urbano possono aver beneficiato i Paulistanos più agiati che vivevano e lavoravano nel centro di San Paolo e dintorni, hanno avuto un effetto negativo sulle vite dei residenti della classe operaia della città. Per trasformare San Paolo nella città moderna immaginata, vaste porzioni furono demolite, specialmente gli edifici antiquati situati nel centro abitato dai lavoratori poveri. Incapaci di trovare alloggi a prezzi accessibili nel centro e nei dintorni, alla classe operaia paulistana furono lasciate due brutte opzioni: unirsi in una delle favelas in crescita della città o trasferirsi in periferia. La maggior parte ha scelto la seconda opzione. I quartieri periferici, però, mancavano di tutti i servizi pubblici di base associati alla moderna vita urbana: un adeguato sistema fognario, acqua corrente, strade asfaltate, elettricità, ospedali e scuole, tant’è che la vita lì era come un’esistenza nella natura selvaggia.

Pixação è un riflesso dell'assenza dello Stato nella vita di quella persona che ha deciso di diventare pixador. Non è una coincidenza che la stragrande maggioranza provenga dai quartieri periferici di San Paolo e che i loro obiettivi preferiti tendano ad essere gli edifici modernisti del centro - specialmente quelli progettati da architetti famosi.

I pixadores praticano la guerra di classe.

Oltre alla pittura pirata, i brasiliani organizzano delle feste a base di funk carioca tra i vicoletti del bairro e con delle casse stereo giga pompano questa musica febbrile e ballano come esercizio per superare le difficoltà della favelas che stagnano in uno snobismo contro la cultura popolare in Brasile, laddove la criminalizzazione del funk e delle culture periferiche sono il risultato di politiche pubbliche apertamente fasciste, conseguenze del cavernoso e doloso divario di ricchezza e diritti sociali.

Se moltitudini di corpi, da nord a sud del pianeta, godono nel sudare al suo ritmo, è perché la storia ha origini lontane ed è più viva che mai. Uno stile di danza duro, fatto di rap stridente e ritmi che sconquassano gli arti, il figlio non riconosciuto del Miami bass, arrivato qui a metà degli anni '80 è diventato nativo e ha preso geni positivi e negativi. Almeno una dozzina di gruppi di DJ con impianti enormi mettono su più di cento bailes ogni fine settimana. Il Rio funk personalizza i ritmi grezzi e roboanti di Miami con loop percussivi di tamburi di samba e uno stile di rapping brasiliano vivace e implacabile. È una musica progettata per essere suonata il più forte possibile, con i bassi alzati nella notte tropicale e soffocante. La fama però la precede. La musica funk è il gangster rap del Brasile. I musicisti che fanno funk sono di solito legati a una delle due principali bande di Rio che controllano l'intero commercio di droga della città, la musica inestricabilmente legata alla droga e all'omicidio e che non viene suonata alla radio perché è più esplicita di quanto si possa immaginare.

La repressione del funk significa che i bailes - invece di non aver luogo affatto - hanno luogo più in profondità nella favela dove la polizia aveva ancora meno controllo su ciò che accadeva. Il buio per nascondersi e non farsi trovare. Auto derattizzazione indotta. L’incarcerazione del DJ di funk carioca Rennan da Penha, e il massacro di Paraisópolis, in cui nove giovani hanno perso la vita lo scorso dicembre, in un Baile a San Paolo per opera della polizia e dei militari, consolidano gli stereotipi che stigmatizzano gli abitanti della favela come criminali e pericolosi. Stereotipi sorti secondo un progetto di stato-nazione alle cui fondamenta sta un razzismo strutturale dalla storia secolare, che cerca e ottiene complici attraverso l’ascesa delle recenti ondate reazionarie e di estrema destra, su scala mondiale. Questi baile sono ormai parte consolidata della vita notturna di Rio e quando artisti come Marlboro hanno iniziato a pubblicare i loro dischi, le feste sono diventate la nuova piattaforma per il nuovo suono, il palcoscenico centrale. La musica non si ferma, va’ oltre e supera, alzandosi, le barricate della polizia, si innalza sopra i fumi dei lacrimogeni sparati ad altezza uomo.

In una nazione in cui si verifica oltre il 40% della violenza anti-LGBTQ nel mondo intero, un aumento dei crimini d'odio omofobici e transfobici in coincidenza con il crescente potere della destra cristiana, con il membro del Congresso Jair Bolsonaro che suggerisce che i genitori dovrebbero "picchiare i gay" dei loro figli, c’è Deize Tigrona, ad esempio. Lei l’ho conosciuta durante una delle mie dosi giornaliere di trash da venti minuti circa. È una cantante che fa militanza sulla liberazione dei corpi. Inteso come naturalezza nel parlare di sé unita a una noncuranza del giudizio altrui. Non solo. Poliedrica, dice che è stata la poesia a portarla a diventare MC quasi due decenni fa al Baile do Coroado, a Ciudade de Deus. Le sue canzoni sono narrazioni, autobiografiche o di fantasia per una riaffermazione dell’involucro che ci contiene, affinché il corpo possa urlare i suoi diritti e i suoi piaceri. Rivendica di praticare un funk particolare che si esprime in termini di putaria, dove si eleva e celebra il piacere femminile: la donna non piena di vergogna e sottomessa, ma libera e promiscua, adorante la vita.

Continua sovrapposizione di lotte. Pratiche differenti e motivi accomunabili. Ordine e disordine. La ruota girerà, come a girare sono già le scritte dei pixadores e i piatti dei dj’s. Samba, funk, hip-hop e spray usano e manipolano il linguaggio della favela per diffondere la consapevolezza delle questioni, della conoscenza e della cultura locali sia all'interno della comunità che alla popolazione in generale. Un Giano a due facce.

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