Loading Spinner

On Air

CHI AMA OSA: ALIOSCIA BISCEGLIA

Su Alioscia Bisceglia non ci sarebbe bisogno di fare presentazioni ma, visto che le generazioni cambiano e che la memoria alle volte gioca scherzetti, vi facciamo un piccolo recap sulla sua carriera in occasione della conclusione di Open Sound 2021.

1968 è il giorno, il mese e l’anno di nascita di Alioscia Bisceglia, project leader della band Casino Royale formatasi a Milano nel 1987.

Frequenta l’Istituto Statale d’Arte di Monza diplomandosi in Design dell’Ambiente; si iscrive alla Facoltà di Architettura e sincronicamente raccoglie i primi risultati positivi con il progetto musicale. Nel 1991 occupa, insieme ad altrə, lo spazio dell’ex Cinema Zara nel quartiere popolare dell’Isola e lo riapre come Garigliano Social Club, punto di riferimento per attività culturali e luogo di aggregazione milanese che assisterà alla nascita di tre album (Dainamaita, Sempre più Vicino, CRX) e all’apertura di un'etichetta discografica: la Royality Records.

Dal 2001 al 2007, con Red Bull, è responsabile per l’Italia della Red Bull Music Academy.

È tra i fondatori del collettivo ELITA che diventa da subito punto di riferimento per una enorme community cittadina nella progettazione e nello sviluppo di format per l’intrattenimento musicale e culturale diretto al pubblico e alle aziende. Lì assume la direzione artistica e il ruolo di connettore tra molteplici progetti quali il Red Bull Culture Clash nell’edizioni del 2014 e del 2017 e la paternità del format Milano Trasmette Milano.

Direttore della programmazione musicale prima per l’emittente televisiva in chiaro ALL MUSIC del gruppo L’Espresso, poi dal 2015 nel media DEEJAY TV. Al momento sta lavorando, dopo un periodo di pausa e riflessione, a nuove produzioni musicali con il progetto Casino Royale ed è partner di Perimetro: un progetto di inedita narrazione fotografica che mira alle facce che vivono le strade di Milano e alle strade stesse, immagini e istanti di una città piena di dicotomie.

Mi sono dunque preso la libertà di fargli un paio di domande più che un'intervista, direi quasi una chiacchierata informale.

Come l’esperienza di OSA sta cambiando il tuo approccio sia ai giovani producer che nella produzione dei brani?

Sicuramente la call è un' opportunità di avere un overview sullo stato dell’arte di un mondo di upcoming producers. E oltre all’aspetto artistico è un’esperienza che mi arricchisce dal punto di vista umano. È un’opportunità per uno come me che vive una vita attiva su più fronti di potermi concentrare, per lavoro e per piacere, sull’ascolto di produzioni contemporanee. Questo mi aiuta a capire e anche ad avere conferme sul fatto che in musica l’età anagrafica conta relativamente. E' la maturità che conta, la curiosità e la disponibilità a lavorare in gruppo, questa è la principale prerogativa del progetto #OSA. Sulla produzione per me cambia poco, nella mia vita in studio ho lavorato con strumenti e strumentisti e con programmatori, questo progetto è una sintesi dei due approcci.

Dal 2019, il primo anno in cui hai lavorato a questo progetto, ad oggi in che modo è cambiato secondo te l'Open Sound e in che modo potrebbe continuare ad evolversi?

Siamo passati dalla produzione di singole tracce nel 2019 dopo la creazione della library con i suoni degli strumenti tradizionali alla costruzione di spettacoli articolati come quello dell’anno scorso presentato alla terrazza di Palazzo Lanfranchi a Matera: sei producer e una formazione cameristica di musicisti classici, l’interazione con gli strumentisti locali. Le residenze artistiche sul territorio sono una costante con la gente invitata che entra nel mood del territorio: anche quest'anno siamo andati in quella direzione ed è stato un grande sforzo se si prende in considerazione il momento. Con Ivreatronic e gli altri artisti invitati si è lavorato su uno score unico di circa un’ora e ci sono margini di crescita ed approfondimento di questo percorso e sperimentazione, ma chiaramente una sponda istituzionale sarebbe cosa gradita e funzionale. Residenze, incontro, sperimentazione e creatività, sono elementi che possono dare risalto anche al territorio e alla sua storia e anima.

Riflettendo sulla situazione attuale, una domanda un po’ lunga ma spontanea: non è forse per alcuni aspetti meglio così? Nel senso: la crisi che sta vivendo il mercato musicale attualmente non è forse una di quelle crisi necessarie? Non ferma in modo drastico quell'eccesso che (forse) si è creato negli anni in direzione del clubbing dove l’intrattenimento costa poco e spesso l’interesse verso l’artista o la performance in se è anche molto basso?

Non sono totalmente d’accordo sul definire questo un momento di crisi per la musica, commercialmente parlando i giovani ascoltano musica italiana più di quanto fosse mai accaduto, che poi piaccia o non piaccia quello che funziona è un tema personale e relativo. Credo sia interessante percepire come molti artisti si stiano interessando ad altro, ad aspetti più legati alla ricerca a 360 gradi che alla rincorsa a traguardi commerciali. In questo forse scindo la categoria degli artisti da quella di chi è in cerca di successo commerciale e di una dimensione più che altro di “divismo”. Sul clubbing che dirti… la gente ha ballato in casa, con un boombox e tre birre, questo significa che la dimensione “industriale” del clubbing non è l’unica. Ballare e socializzare è una necessità, un’urgenza dell’essere umano, o di tanti esseri umani, vicini rompicazzo a parte e talebani.

Assistiamo sempre più spesso all’utilizzo di librerie o tracce prodotte per essere vendute attraverso portali tipo artlist.io in cui è possibile acquisire licenze dei brani pagando quote mensili molto ridotte. È davvero questo il ruolo che la musica ha all’interno della vita delle persone? Esclusivamente funzionale alle attività da svolgere o alla fruizione di contenuti web?


Torniamo al tema di cui sopra… la musica non è in crisi, trovi musica ovunque intorno a te, il mondo digitale non può prescindere dalla musica oltre che dall’immagine, ma poi… poi… esistono gli zampognari che incontrano i producers di musica elettronica, che magari hanno poco più di vent’anni e allora tutto assume un senso altro. Ci sono mondi diversi e spesso quelli piccoli sono più legati all'essere umano e meno al mercato.

adv

Al contrario quanto secondo te la musica legata alle attività svolte dall’uomo ha contribuito a creare una matrice del nostro background ritmico e melodico? Prendo ad esempio Gianni Gebbia che all’interno del progetto “Ora Blu” ha deciso di inserire delle storiche registrazioni dei canti della Tonnara di Favignana, i canti che il Rais intonava per dare il ritmo ai tonnaroti.


In parte credo di aver risposto involontariamente nelle risposte precedenti. La musica, il canto ed il ballo e lo stare intorno ad un fuoco “sballandosi” di tutte ste cose è un aspetto ancestrale. Quello che facciamo noi con #OSA è cercare di creare un ponte tra passato e presente e quello che emerge è che dentro di noi, quando seguiamo istinto, urgenza, emozioni di sofferenza, fatica, gioia e svago, torniamo indietro nel tempo. Siamo umani, non solo consumatori di qualcosa che ci viene propinato dai circuiti commerciali e dai media che li supportano.

Non credi che questo fenomeno stesse in un certo qual modo riempiendo un sacco che stava svuotando da un’altra parte, spesso (non sempre) senza creare vera ricchezza ma dissipandola, livellando verso il basso anche la percezione che l’utente ha del valore di ciò che sta andando ad ascoltare?

Evidentemente siamo motivati entrambi dalle stesse motivazioni e riflessioni, la musica e lo scenario musicale sono specchio della società e quindi la musica viene per lo più vissuta passivamente da molta gente, ma è inutile accanirsi o farsi il sangue amaro. Meglio pensare, progettare, creare, costruire, raccontare e divulgare, poi le energie messe in gioco faranno il loro lavoro. Secondo te le performance live assumeranno un valore fondamentale? La gente ha bisogno di stare con la gente, poi sulla definizione di live potremmo parlarne. Per me un dj set che mi sorprende ha la stessa valenza di un live. Io nasco come non musicista che è sempre stato su di un palco con musicisti, ma non sono settario da sto punto di vista. Credo che sarà importante pensare ad una performance in un luogo giusto, nel contesto giusto.

È possibile secondo te un ritorno anche del “bootleg”? Sia esso in formato audio o video piuttosto che un’esperienza virtuale?

Tutti registrano con gli smartphone, ma poi in pochi hanno voglia di approfondire l’ascolto, la soglia di attenzione ad ora è cortissima, quindi non vedo un’urgenza particolare nel riascoltare performance dal vivo. A me comunque già sentire questa parola fa star bene. Il live dei Casino Royale dell’97 che abbiamo pubblicato, in poche parole era un bootleg e ha una sua magia.

Secondo te le nuove generazioni non stanno radicalmente cambiando il concetto di musica “pop”? Non credi siano molto più aperti e lontani da alcuni stereotipi anche dal punto di vista “armonico”?

Il pop assomiglia molto di più nei suoni e nell’immagine a generi che erano “alternativi” e che derivano da sottoculture. Credo che ai giovani questa divisione dica poco, sono più liberi da pregiudizi ma allo stesso tempo spesso sono più distratti e disinteressati nello sperimentare percorsi altri. Comunque anche se tanta roba mi fa vomitare nell'approccio e nel suono devo dire che questo è un momento interessante. Noi abbiamo aspettato una vita perché si rompesse il muro tra underground e mainstream. Peccato sia successo in un momento così basso dell’intera società.


Come immagini il futuro del sud del mondo? In particolare del nostro sud, l’Italia? Credi sia possibile che le comunità locali così come sta accadendo nel mondo del food inizino ad avere finalmente la loro importanza nella geografia del settore musicale?

Credo che sarà fondamentale creare situazioni particolari, contesti unici, esperienze nuove a tutto tondo. Musica, cibo, turismo, territorio, ambiente, dovrebbero essere elementi per far muovere la gente dal Nord al Sud in giro per l’Italia. Ho sempre visto nella provincia un'energia particolare. Chi vive nelle grandi città ha tutto e niente ed è assuefatto, diventa o cliente o imprenditore. In provincia, invece, la gente “vuole” che qualcosa accada e confido molto nel crearsi di situazioni ed happening medio piccoli unici e particolari.


Ph © di Monkeys VideoLab