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PALERMO (QUASI) FELICISSIMA E02

Gabriele Alongi è un fotografo di base a Palermo, ha selezionato per Mondonero una serie di foto dal suo archivio, per il secondo episodio della serie Palermo (quasi) felicissima.

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Fotografare per me è come andare a caccia. Faccio tantissimi rullini e li metto da parte quasi come a voler dimenticare tutto il mio lavoro, per poi riscoprirlo di nuovo.

Non mi è mai piaciuto parlare di Palermo, non l’ho mai trovato un argomento interessante per quanto inconsapevolmente condizioni il mio modo di fotografare e di guardare il mondo. Come tutti ho tanti idoli, ma nessuno di questi ha mai avuto una relazione con questa città. Mi ispiro a loro, ma trovandomi all’interno della realtà palermitana, necessariamente il risultato è diverso. Perché Palermo è diversa.

Palermo è una città che ti forma e ti costringe ad adattare le tue idee alla sua estetica, un po’ come è accaduto nel corso della storia grazie alle varie dominazioni che si sono succedute negli anni, creando alla fine un insieme unico, a suo modo omogeneo. È la città che ispira l’artista, non il contrario. Camminando in mezzo ai palazzi storici si respira l’odore del passato. E non è soltanto l’estetica del luogo ad ispirarmi, ma le persone che vivono la città. L’ideologia, lo status mentale del palermitano stesso. Il suo modus operandi. Questo processo di adattamento è fondamentale per noi creativi; credo che poche città al mondo possiedono questa essenza. Esci fuori e incontri così tante persone e situazioni strane che in un modo o in un altro finisci per rimanerne ammaliato. Un esempio la domenica a Ballarò nel mercato degli oggetti rubati. Lì trovi i “venditori” con tutta la roba letteralmente rovesciata sui teli stesi per terra: per me sono come dei quadri.

Palermo è una reference.

A Palermo ho frequentato nel tempo degli ambienti che mi hanno permesso di conoscere svariate persone. Non mi sono mai messo a cercarle. Semplicemente quando trovo qualcosa che mi incuriosisce in quella persona - il taglio di capelli, un difetto, qualsiasi cosa che mi incuta timore, paura, fascino - allora decido di fotografarla.

Sia gli oggetti che le persone per me hanno un’anima, non c’è differenza tra un essere umano e una palma, l’importante è che susciti curiosità in me. Mi piacciono i fiori e le foglie, i materassi che hanno un’anima, forse più di una persona stessa - perché penso: chissà se ci è morto qualcuno, chi ci ha dormito, perché l’hanno buttato.

Palermo è anarchia, è punk. Tutti fanno ciò che vogliono. Le affissioni religiose, gli innumerevoli altarini, l’abusivismo che trovi ad ogni angolo della città. E a volte sembra quasi che fare arte qui sia più semplice. Perché Palermo ti mette a tuo agio, ti ispira, ti rende più tranquillo, e questo si traduce in una leggerezza e serenità mentale che è linfa vitale per il processo creativo.

Ho sempre vissuto e fotografato a Palermo e ancora oggi sento che questa città può ancora darmi tanto, perché non stanca mai.

Palermo per favore non cambiare mai.

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