Loading Spinner

On Air

PINK NOISES

Nel 2021 le donne sono più o meno libere di fare ciò che vogliono. Ma perché non lo fanno?

Il viaggio alla scoperta di alcune delle possibili risposte a questa domanda vogliamo immaginarlo come un viaggio nel mondo del suono e del rumore.

Come bussola immaginaria di questa avventura abbiamo scelto la scrittrice e compositrice statunitense Tara Rodgers, che nel suo omonimo libro utilizza il fenomeno dell’onda sonora come metafora del rapporto tra la donna e il mondo della musica elettronica - e non solo - ancora oggi declinato al maschile. Proviamo adesso ad addentrarci nel vivo della questione.

L’espressione pink noises è il risultato dell’incontro di due parole apparentemente in contrasto tra di loro: il rosa, simbolo eletto dell’universo femminile nella cultura occidentale, e il rumore, inteso come luogo di disturbo e potenziale riproduttivo. Parafrasando le parole della Rodgers stessa - e qui torna in aiuto la metafora dell’onda -, i rumori rosa sono degli interventi sonori che interferiscono nei discorsi di genere dominanti, lavorando alla redistribuzione di una uguale potenza nell’arena culturale.Innanzitutto, cerchiamo di chiarire cos’è questa interferenza di genere.

Altro non è che quella accettazione del dominio maschile che è avvenuta nella storia della musica elettronica e che ha profondamente sottovalutato la presenza e la diversità delle espressioni delle donne che hanno lavorato, e lavorano tutt’oggi, con il suono e con la musica elettronica. Una pagina di storia in gran parte invisibile nei precedenti resoconti dello sviluppo della musica, oggi più che mai pronta ad uscire fuori per raccontare il presente e scrivere il futuro, attraverso un nuovo linguaggio culturale.

Oggi i dati ci mostrano come le donne siano ancora una minoranza nella musica, nonostante rappresentino il 52% della popolazione mondiale. Come d’altronde tutti i dati statistici sterili, anche questo non spiega perché le donne siano assenti nella storiografia e nei media.Per riuscire ad andare oltre i numeri, bisogna farsi portabandiera di un completo cambiamento di consapevolezza nel campo musicale, lavorando sodo affinché ciò avvenga, coscienti del fatto che rivoluzioni culturali di questo “genere” richiedono tempistiche di “normalizzazione” e accettazione parecchio lunghe; aspirare, dunque a smascherare quei meccanismi che hanno sempre trasformato le disuguaglianze in differenze, e iniziare finalmente a considerarle come opportunità. Perché dovremmo sempre tenere saldo in mente, come ci suggerisce Pauline Oliveros, che l’ascolto è alla base della creatività, e il modo in cui una comunità di persone ascolta, crea la loro cultura. In questo momento storico così evidente, ci auguriamo che la vera rivoluzione sia nel guardare all’universo femminile come ad uno spettro di nuove frequenze, ovvero onde sonore che interagiscono tra di loro, dal cui incontro possano nascere spunti di riflessione, nuove idee e opportunità per un futuro che guarda ad un mondo degenderizzato.

Pink noises: nuove frequenze oltre l’interferenza di genere aspira ad essere una discussione istruttiva e stimolante, una fotografia dello scenario attuale, in cui la forza innovatrice alla base dello sviluppo della musica appartenga anche alla donna. È arrivato dunque il momento di prendere la parola come attrici, registe e sceneggiatrici della cultura emergente, che si riflette e viene influenzata, in uno scambio circolare, dalla musica.
Musica come forma di linguaggio, specchio del cambiamento atto a bypassare le barriere di genere per riscrivere finalmente le nuove regole del gioco.